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Dermatite atopica e allergia agli acari: un binomio ricorrente

Per non veder peggiorare le proprie manifestazioni cutanee serve una corretta profilassi ambientale: le strategie per rendere dura la vita agli acari.

Se è vero che la dermatite atopica non è una malattia allergica nel senso classico del termine, c’è però un dato su cui riflettere, cioè che nella maggioranza dei casi si associa a sensibilizzazione allergica nei confronti di allergeni ambientali. Principalmente si tratta degli acari della polvere.

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Asma grave: consigliate vacanze in alta quota

Alte concentrazioni di inquinamento e di allergeni facilitano ogni giorno l’insorgenza di asma grave in adulti e bambini. Viene considerata grave un’asma di difficile trattamento, che non consente di tenere sotto controllo i sintomi nonostante dosi di farmaci sempre più elevate. Quella dei pazienti asmatici è una condizione che è importante non sottovalutare, poiché può condurre a frequenti ricoveri e ad insufficienze respiratorie pericolose, in alcuni casi letali. Secondo i dati emersi durante l’Open day “Misuriniamoci” promosso dall’Istituto Pio XII Onlus di Misurina (Belluno) in Italia sono 42 mila i bambini affetti da asma grave, non controllabile malgrado ogni sforzo. Nel nostro Paese, inoltre, un italiano su tre è esposto a livelli di inquinamento eccessivi, con un record negativo della Lombardia che spicca su tutte le altre regioni italiane, seguita da Emilia Romagna e Veneto, per numero di decessi dovuti al particolato fine (PM2,5). Secondo gli esperti chi è affetto da asma e disturbi del respiro può trarre giovamento da un soggiorno in montagna e in particolare in alta quota, tra i 1500 e i 2000 metri sopra il livello del mare. In queste zone infatti le condizioni climatiche consentono una minore esposizione agli allergeni, come acari e pollini, e agli inquinanti ambientali, consentendo un migliore controllo della malattia. Ma non sono questi gli unici vantaggi: le zone montane infatti offrono minori livelli di umidità, minore pressione parziale d’ossigeno e densità dell’aria inferiore del 30% rispetto alla pianura. L’aria dunque è più rarefatta, ma proprio grazie a questa caratteristica riesce a penetrare più facilmente nell’apparato respiratorie, riducendo naturalmente le resistenze bronchiali. La durata dei benefici può essere più o meno lunga a seconda della gravità della patologia, ma certamente quello montano è un ambiente salubre per chi soffre di asma grave, che comunque non deve mai dimenticare che la prima e indispensabile azione di prevenzione e cura è quella di rivolgersi ad uno specialista per una diagnosi accurata e una terapia personalizzata.

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Asma e sport: meglio l’esercizio intenso

Svolgere uno sport che richieda esercizio fisico intenso potrebbe essere una buona strategia contro l’asma, da affiancare alla terapia farmacologica prescritta dal medico. A rivelarlo è uno studio condotto dai ricercatori dell’università di San Paolo, in Brasile, e pubblicato sulla rivista scientifica Thorax. Durante lo studio sono stati confrontati i sintomi di due gruppi di pazienti asmatici dopo un periodi di pratica dello yoga, per il primo gruppo, e di tapis roulant al coperto, per il secondo gruppo. I dati raccolti relativi ai 43 pazienti coinvolti nello studio, di età compresa tra i venti e i cinquantanove anni, hanno mostrato che la sintomatologia asmatica è sensibilmente migliorata in quei soggetti che hanno praticato per tre mesi due volte a settimana esercizi di respirazione e sessioni di trentacinque minuti di corsa sul tapis roulant. Chi invece agli esercizi di respirazione ha affiancato la pratica dello yoga ha ottenuto minori benefici. L’esercizio fisico vigoroso dunque è tutt’altro che sconsigliato a chi è affetto da asma, a patto, naturalmente, che venga svolto sempre con il benestare del medico e sotto controllo specialistico. Ancora una volta viene dimostrato che, se l’asma è correttamente diagnosticato, trattato secondo una terapia adatta e mantenuto sotto controllo, non vi sono impedimenti alla pratica di attività sportiva anche impegnativa e ai massimi livelli.

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EAACI avverte: allergici in aumento se non si riduce l’esposizione al polline

L’allergia è la patologia cronica più diffusa in Europa, con una prevalenza nella popolazione del 20%. Ma la tendenza per i prossimi anni è quella di un’ampia diffusione: se nessuna azione verrà intrapresa per fermare questa vera e propria epidemia entro il 2025 1 europeo su 2 sarà affetto da allergia mentre i sintomi allergici tenderanno a peggiorare, anche a causa dei cambiamenti climatici e dell’aumento dell’inquinamento, che aumentano l’aggressività dei pollini ed estendono le stagioni polliniche. Tra le piante che saranno maggiormente coinvolte in questo processo c’è l’ambrosia, una pianta originaria del Nord America che già oggi costa all’Europa 3,5 miliardi di euro ogni anno in medicinali per il trattamento dei sintomi dell’allergia che provoca. La concentrazione nell’aria del polline di ambrosia potrebbe quadruplicarsi, in Europa, entro il 2050. La dottoressa Maira Bonini, Presidente dell’International Ragweed Society (IRS, Società Internazionale Ambrosia), sottolinea: “I problemi di salute provocati dall’ambrosia sono sottovalutati. Il 27 giugno è la giornata mondiale dell’ambrosia (International Ragweed Day) e noi ancora una volta chiediamo una legislazione Europea che affronti il problema dell’ambrosia, con buone pratiche condivise per la gestione di questa pianta e un’azione di monitoraggio del polline per misurare il successo delle azioni volte alla sua riduzione”. Oggi la legislazione europea non prende in considerazione la possibilità di monitorare la presenza di pollini poiché non vengono considerati un risultato dell’attività umana. Al contrario, la concentrazione di pollini nell’aria e la loro allergenicità dipende molto dalle azioni umane come le coltivazioni intensive, l’inquinamento dell’aria, i cambiamenti climatici. A questo, si aggiunge l’attività diretta dell’uomo: “Piante dall’alto potere allergizzante vengono oggi piantate in prossimità dei centri abitati e delle scuole” spiega il dottor Michel Thibaudon, Presidente della European Aerobiology Society (EAS) “questo accade perché l’emissione di pollini e la loro interazione con le attività umane sono fattori che non vengono presi in considerazione durante la pianificazione dello spazio urbano. È invece necessario raccogliere queste informazioni per poter prendere decisioni informate e proteggere la nostra salute dal contatto con i pollini”. Antonella Muraro, Presidente della European Academy of Allergy and Clinical Immunology (EAACI) precisa: “Abbiamo bisogno di soluzioni efficaci per affrontare il problema delle riniti allergiche e dell’asma associati con la sensibilizzazione al polline di ambrosia. L’immunoterapia specifica per esempio è efficace su adulti e bambini e può alterare il corso della patologia, riducendo il rischio di sviluppare asma e mantenendo la sua efficacia per diversi anni dopo la scomparsa dei sintomi.”

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Arriva l’estate, ma le allergie non vanno in vacanza

L’estate è iniziata, ma la fine della primavera non sempre è sinonimo di sollievo per chi soffre di allergie respiratorie.Alcune allergie, infatti, non ne vogliono sapere di andare in vacanza e continuano a tormentarci anche durante il periodo estivo. Tra i principali responsabili di allergie respiratorie durante i mesi estivi ci sono le Graminacee e la Parietaria. Verso la fine dell’estate, invece, sono Artemisia e Ambrosia i principali nemici di chi soffre di allergia.Ma non sono solo le piante con i loro pollini a rappresentare una minaccia in grado di colpire con starnuti e naso che cola. L’Alternaria, infatti, è una specie di fungo particolarmente diffusa nel nostro Paese, responsabile di numerose allergie soprattutto nel periodo che va da luglio a settembre, quando la concentrazione nell’aria delle sue spore è massima. Per chi soffre di allergia dunque è importante seguire sempre le indicazioni del proprio allergologo e stabilire con lui una strategia difensiva e una terapia da seguire.Un altro accorgimento importante è quello di consultare i bollettini pollinici della propria regione (o della regione dove si programma di andare in vacanza), in modo da essere sempre preparati e da conoscere i giorni e le ore di massima concentrazione dei pollini.

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L’estate e una valigia a prova di allergie

“Passata la primavera, basta allergie!!” Questo è il pensiero più comune della maggior parte delle persone, allergiche e non, che si preparano ad affrontare le vacanze estive. In realtà, anche l’estate ha le sue problematiche: vediamo quali.

Non solo pollini

Al termine della primavera, si riduce la quantità di aero allergeni presenti nell’aria che respiriamo. Tuttavia, restano presenti per lo meno fino a luglio i pollini di graminacee, olivo, ambrosia e parietaria, che possono disturbare e non poco le nostre giornate all’aria aperta. Ambrosia e Parietaria, inoltre, di solito tornano in auge anche a settembre.

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In Estate le allergie non vanno in vacanza (purtroppo)

I pollini di Graminacee e Parietaria sono i principali responsabili di allergie respiratorie agli inizi dell’estate. Il contatto con l’erba, oltre ai sintomi respiratori (rinite ed asma), può provocare anche prurito ed orticaria alle persone che sono allergiche a tali pollini. Verso la fine dell’estate, il polline delle Asteracee (Artemisia e Ambrosia) spandono i loro pollini nell’aria causando disturbi sempre più frequenti anche nel nostro paese.

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Rinite allergica, congiuntivite e allergia al polline: la primavera si avvicina!

 

Per chi soffre di allergie respiratorie come quella al polline o agli acari, la stagione che sta iniziando sarà impegnativa…

Esistono, però, diversi rimedi per rendere questo periodo primaverile meno difficile dal punto di vista della salute.Prima di tutto, conoscendo meglio i diversi sintomi come la rinite allergica, l’asma, la tosse… per capire se siamo veramente allergici oppure solo infastiditi da allergeni volatili, acari e pollini nell’aria.

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ALLERGIE RESPIRATORIE

Con il termine generico di allergopatie si intendono le malattie scatenate da particolari sostanze dette allergeni, che sono però in grado di causare danni solo in individui predisposti (definiti atopici). Questi producono verso gli allergeni particolari sostanze (le immunoglobuline E, note come IgE): si scatena così la reazione allergica che porta alla produzione di istamina, leucotrieni e altre sostanze “infiammatorie” che causano i sintomi tipici delle reazioni allergiche: prurito, gonfiori localizzati sulla pelle (i pomfi), raffreddore, asma e anche il drammatico shock anafilattico che, seppure raro, quando insorge può risultare fatale per il paziente. Gli allergeni sono sostanze che possono essere inalate, assunte come alimenti o farmaci oppure iniettate, come accade per i veleni degli insetti.
Allergeni inalatori
Ne esistono di stagionali e di perenni e causano le cosiddette allergopatie respiratorie: rinite allergica, oculorinite e asma. Gli allergeni stagionali comprendono i pollini delle varie erbe e degli alberi. Il periodo d’impollinazione delle diverse erbe, che corrisponde al periodo in cui liberano gli allergeni nell’aria, è differente a seconda dell’epoca di fioritura.
Le graminacee, per esempio, hanno una fioritura di circa due mesi che corrisponde ai mesi di maggio e giugno; la parietaria (erba muraiola o erba di vento) al Sud e nelle isole ha una fioritura quasi perenne; le composite (a cui appartengono tra le altre le margherite e il girasole) impollinano nel periodo estivo. Anche gli alberi liberano pollini: il cipresso è il primo a fiorire all’inizio dell’anno, poi tocca alla betulla e al nocciolo da febbraio ad aprile, mentre l’olivo fiorisce nei mesi di aprile e maggio. Va peraltro considerato che, ogni anno, a seconda delle variazioni metereologiche, il periodo d’impollinazione delle diverse piante cambia.
Tramite Internet si può accedere a siti che settimanalmente rivelano la concentrazione dei più importanti pollini nelle diverse città e quindi permettono di prevedere se il soggetto allergico è a rischio, in quel periodo, di manifestare i sintomi dell’allergia. Gli allergeni perenni più importanti sono contenuti nelle feci degli acari domestici, che possono quindi causare sintomi durante tutto l’anno, ma soprattutto in primavera e autunno, periodo in cui proliferano di più. Oltre agli acari sono importanti gli allergeni degli animali domestici: gatti e cani, ma anche cavalli e piccoli animali come conigli e criceti. Anche le muffe sono considerate allergeni perenni e sono presenti sia negli ambienti chiusi (case umide, presenza di condizionatori d’aria), sia all’aperto, come nella frutta ammuffita, nelle balle di fieno e così via.
Raffreddore allergico (rinite allergica)
Malattia in continuo aumento, si stima che colpisca all’incirca una persona su 5 (1 su 6 nel decennio precedente) e in particolare i bambini e i giovani. I sintomi caratteristici sono starnuti, spesso a raffica, più frequenti al mattino e alla sera, prurito nasale e del palato, talvolta associato a prurito agli occhi, scolo dal naso di muco chiaro e sensazione di naso chiuso che costringe il paziente a respirare a bocca aperta e di notte provoca russamento. L’ostruzione nasale causa il ristagno del muco e predispone alla sinusite. A questi tipici sintomi si possono associare prurito a livello delle orecchie, tosse secca o sensazione di mancanza di fiato, incapacità a sentire bene gli odori, mal di testa, perdita di sangue dal naso dovuto al continuo soffiarsi e al grattamento, disturbi all’udito, facile affaticabilità, difficoltà di concentrazione e talora riduzione dell’appetito con nausea.

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